(dalla camera chiara allimmagine del mondo)
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| Paolo Parisi, "(dalla camera chiara all'immagine del mondo)", 2002. Vista d'installazione Galleria Neon, Bologna. Ph. Carlo Fei, Firenze | ||
In una seconda stanza il colore del pavimento
grigio cemento conquista lintero spazio (e con questo una tela sulla
quale era stata precedentemente tracciata una mappa) progettato per accogliere
(riflettere) le proiezioni della realtà esterna (quella dellartista e la
nostra: in teoria le due proiezioni dovrebbero potersi sovrapporre, costituire
ununica visione oggettiva della realtà). Paolo Parisi lavora sulla percezione della realtà esterna. Utilizzando mezzi minimalisti (mappe, leggerezza del segno, monocromia) indaga con semplicità la sua (la nostra) percezione di essa. Tutto il suo lavoro si può leggere come un discorso
sul rapporto tra apparenza e verità ed è caratterizzato da una forte tensione che
scaturisce dalla sovrapposizione tra oggettività della visione e attrazione nei confronti
della narrazione. La sua ricerca si ricollega allantica querelle
intorno alla restituzione fedele della realtà (alla pretesa di far coincidere la
raffigurazione con la realtà). E proprio un simile desiderio di imparzialità aveva spinto Albrecht Dürer agli inizi del XVI secolo ad "inventare" il dispositivo ottico a griglia, uno strumento utilizzato per secoli dagli artisti per ottenere una fedele prospettiva delloggetto disegnato. Ma vedere non coincide con guardare, né descrivere con capire - come Peter Greenaway fa spiegare da Mrs Talmann al disegnatore Mr Neville, orgoglioso utilizzatore del dispositivo ottico a griglia, nel dialogo centrale del suo primo lungometraggio, "The Draftsmans Contract", imperniato proprio su tale tema. © 2002, Ambra Stazzone in Paolo Parisi, "À rebours (dalla camera chiara all'immagine del mondo)", 2002. Cat. mostra personale G. C. A. C. Castel San Pietro Terme / Galleria Neon, Bologna. Testi di Saretto Cincinelli, Alessandro Sarri, Ambra Stazzone. |
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