"Dove sono le ombre", ottobre - dicembre 2009
Mario Airò, Marco Papa, Paolo Parisi
Adele - C / Milano
Mario Airò, il suono dell’acqua, installazione ambientale, ottone, neon, seme, 2009
Mario Airò, Puccini ad ansedonia, legno, specchi parabolici, penna stilografica, carta, 2004. Collezione privata, Roma.
Marco Papa, Primo oggetto nero dipinto di blù, istllazione site specific, carta fotografica, 2009
Marco Papa, dipinta di blu, sedia per adele-c, 2008
Paolo Parisi, Island (*******), wal painting, misure variabili, 2004/2009
Paolo Parisi, Lachea, sistema di sedute per adele-c, 2008
“dove sono le ombre”, progetto a cura di Lorenzo Bruni
Cosa è che possiamo considerare vero? Cosa è un’illusione? Quando parliamo delle constellazioni o di un’immagine pubblicitaria, o di un colore, si tratta di concetti, immagini, o visioni? Ciò che le fa esistere e ne prova la concretezza in un certo senso è il momento in cui lo spetatore li vede dando vita ad un istante unico e irripetibile. Le opere di Mario Airò, Marco Papa e Paolo Parisi, anche se con modalità differenti, puntano a creare le condizioni per ottenere questo momento epifanico da parte del fruitore. Trasferire questo processo in oggetti di uso comune prodotti su grandi numeri è una sfida interessante che adele-c tenta di assolvere rispettando le ricerche degli artisti per definire non nuove forme di mobili ma nuovi possibilità di concepire e praticare questi oggetti.
Per questo motivo il progetto “dove sono le ombre” non presenta solo i prodotti ideati da Marco Papa e Paolo Parisi, e quello che verrà presto messo in produzione di Mario Airò, ma li mette in relazione con le loro opere, che consistono nella rappresentazione dei meccanismi con cui percepiamo e vediamo le cose e non tanto nelle cose in sé. I loro inteventi e installazioni, ideate appositamente per l’occasione, agiscono direttamente nel contenitore architettonico dello schow room di adele-c creando un cortocircuito tra ciò che uno crede di vedere e l’esperienza che successivamente lo spettatore fà del contesto e degli oggetti presenti in esso. La cosa interessante è che questo risultato viene ottenuto dai tre artisti praticando riferimenti e agendo su codici differenti tra loro. Mario Airò lavora da sempre sul rapporto tra razionale e irrazionale per materializzare i fenomeni della natura come l’aurora, il sole, l’arcobaleno, o del pensiero creativo come nel caso di scrittori, per definire un’esperienza epifanica e in diretta con cui ripensare a come ognuno di noi concepisce la costruzione della “realtà”. Marco Papa si è sempre confrontato con i mezzi di comunicazione come le riviste di moda che diffondono quegli oggetti di culto che identifica il singolo come parte di una comunità più ampia. Inserendosi in questi dispositivi di illusione, che permettono alle immagini di essere più vere dell’oggetto reale attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e distribuzione, l’artista crea un cortocircuito mettendo in evidenza questi processi di mistificazione facendoli implodere in loro stessi. La ricerca di Paolo Parisi invece riflette sui meccanismi dello sguardo per far coesistere le due dimensioni canoniche di concepire lo spazio, quello rappresentato e quello fisico, che solitamente non possono essere compresenti ma solo interscambiabili. Proprio per questo i suoi mezzi di partenza sono la pittura monocroma e le mappe geografiche, che sono l’astrazione per eccellenza dello spazio reale, per creare una riflessione sulla percezione del fruitore tra cosa è che conteine cosa e sulla concretezza della pittura in quanto immanenza del colore.
I tre interventi all’interno dello spazio di adele-c si configurano prima di tutto come delle vere e proprie “presenze”. Sono delle immagini che pur appartenendo al quotidiano, un tavolino o un neon da cucina, delle foto di interni, delle macchie, si rivelano successivamente degli inneschi per “delle situazioni” di esperienze inedite. Le sensazioni che materializzano e i concetti su cui ci fanno riflettere sono quelli della fragilità, dell’attesa e della contemplazione. La nuova istallazione di Mario Airò, “Il suono dell’acqua”, è una visione lirica di un seme di acero, che presenta una sorta di piccola elica. Il suo essere sospeso tra cielo e terra è permesso da una pinza di metallo smisuratamente grande rispetto alla funzione delicata che deve svolgere, a sua volta è trattenuta da un’asta di ottone. L’asta, che si libra in aria, è come se disegnasse un movimento di un salto attraverso un neon circolare come di un rana nello stagno. I due oggeti quotidiani, il neon tipico delle lampade da cucina e un seme di albero si trasfigurano per una situazione particolare. “Primo oggetto nero dipinto di blù” di Marco Papa si tratta di due immagini di spazi interni di abitazioni riprese da riviste di moda. La luce e l’ambientazione è quella irreale che permette di creare un perfetto rapproto tra oggetti, pavimento e pareti come se dovessero spravvivere i assenza di ossigeno e di persone. Questa immagine, riproducendola a grandezza naturale e proponendola come una vestito o una pelle per l’ambiente di adele-c, provoca un gioco percettivo tra ciò che è vero e ciò che esiste solo come rappresentazione attraverso la messa in scena e destrutturazione di un dejavu senza fine. “Island (*******)” di Paolo Parisi si tratta di due macchie di colore rosso che si incontrano e si fondono. I due centri sono più intensi e i perimetri si espandono creando un perimetro particolare. Questa strana idea di isola permette di misurare la parete nella sua estensione e allo steso tempo rende concreto e rarefatto il perimetro della scatola architettonica. La strana forma in “espansione” è ottenuta con la tecnica dell’aquerello facendo colare dal pennello il colore sul foglio di carta. Questo gesto pittorico si interrompe solo quando il supporto carta è saturo al punto di non poter più assorbire il colore. Questa immagine, casuale e programmata allo stesso tempo, è trasportata poi da orizzontale in verticale con la tecnica del wall painting.
Gli interventi di Maio Airò, Marco Papa e Paolo Parisi creano una percezione dello spazio di adele-c inedito e soprattutto per quanto riguarda Maro Papa e Paolo Parisi permettono di comprendere meglio la ricerca e il loro approccio che sta dietro ai due oggetti che hanno prodotto per l’azienda. “Lachea” di Paolo parisi, una panchina che può diventare un letto di emergenza, o “dipinta di blu” di Marco Papa, la sedia con più possibilità di seduta, sono stati ideati in relazione alla presenza e all’uso del fruitore e non solo in relazione alla forma in se stessa. Questo infatti è quello che accade solitamente con le loro opere che non sono una rappresentazone del mondo chiusa in se ma dei dispositivi che mettono in discussione i nostri modi di percepire e interpreatare i fenomeni del reale.
L’occasione del progetto “dove sono le ombre” non consiste solo nel far coprendere meglio l’esigenza di adele-c di coinvolgere nel progetto dell’azienda artisti che lavorano sulla percezione e non su forme fini a sé stesse. Paolo Parisi e Marco Papa hanno già realizzato dei prodotti, e ne stanno progettano di nuovi. In questa occasione viene presentato il lavoro “Puccini ad ansedonia” di Mario Airò che è stato individuato come la genesi della progettazione che sta portando avanti l’artista per una nuova scrivania per l’azienda adele-c. Mario Airò, che da sempre punta a far coesistere spazi di sogno e spazi dell’intimità, è stato invitato a pensare all’oggetto scrivania come oggeto d’uso per le nuove esigenze contemporanee, ma anche come presenza che rimanda ad una particolare dimensione conteplativa. Il percorso artistico di Mario Airò può essere letto dalla fine anni ottanta ad oggi anche attraverso le opere che hanno affrontato in maniera differente l’immagine dello studio come luogo di lettura e di concentrazione. Questa sua riflessione gli ha sempre permesso di dare corpo e forma spaziale al momento creativo dello scrittore, da Ezra Pound a Sallinger, da San Girolamo a Marsilio Ficino, che ha preso in esame in diverse occasioni per aprire una questione più ampia su quale è e quale dovrebbe essere il ruolo dell’artista e dell’arte oggi. In questo senso possiamo citare l’opera “Vero da fotocopia” del 1995, realizzata per la mostra Fuoriuso a Pescara, nata dalla ripoduzione di un elemento architettonico progettato da Loui kanh per una sua biblioteca, o l’installazione Satellite of love del 1997 dove l’immagine della scrivania del san girolamo del mantegna diveniva scultura per sostenere un impianto stereo, fino alla stanza-studiolo posto nella natura di fronte al fiume di “alzate l’architrave carpentieri” del 1999, o quella di “La visione di Philip” realizzata nella piazza principale di Bergamo nel 2002 e attraversata e trasformata da una fascio di luce rosa. Per il progetto adele-c la riflessione che sta portando avanti Airò per questo nuovo oggetto riguarda il cambiamento di prospettiva che può creare un oggetto come la scrivania all’interno nelle nostre case. Partendo dal fatto che oggi lo spazio della scrivania, oltre che per ospitare carte varie, è occupato pricipalmente dal computer portatile ha pensato che nel momento in cui questo viene tolto la funzione del piano può diventare quello di luogo di sogno. Per il progetto “dove sono le ombre”, invece di presentare dei progetti preparatori per la futura scrivania prodotta da adele-c, viene esposta l’opera “Puccini ad Ansedonia” del 2004. L’opera oltre a non essere stata vista in altre occasioni presenta le caratteristiche principali che ritroveremo nel prodotto pensata per l’azienda. Il tavolo è quello dei banchi di scuola di una volta, è fragile e ci appare più come un’immagine immateriale che come un oggetto ingombrante. Sul piano di legno è apoggiata una penna stilografica. Al centro del piano avviene una sorta di miraggio per cui appare una piccola striscia di carta su cui sono segnate delle note musicali. Quest’opera è ispirata allo studio ad Ansedonia di Puccini che ha colpito l’artista per la sua ristrettezza di spazio che strideva invece con l’ampiezza di spazi sempre riportati e descritte nelle sue opere, la signora del west per citarne una. Il momento di concentrazione e isolazione dal mondo da parte di chi usa quell’oggetto è però bilanciato da una visione autonoma anche se fragile e istantanea. Proprio questo equilibrio è alla base del progetto per la scrivania di adele-c ed è ben rappresentato anche dalla nuova installazione presentata per l’occasione sempre dall’artista dal titolo “il suono dell’acqua”. Però questa dimensione poetica e di bellezza che stabilisce ogn volta lartista non punta a far fuggire il soggetto (artista/spettatore) dalla vita, ma a farlo ritornare in essa con uno sguardo rinnovato, non prevenuto e assopito dall’abitudine. |